Gran Carnevale di Strambino
- Appuntamenti
- Non ci sono appuntamenti in calendario
Da più di 100 anni il Carnevale rappresenta per Strambino un momento di tradizione e “goliardia” che nasce dalla credenza popolare che attribuiva a forze superiori e misteriose il comando di eventi naturali in grado di danneggiare gravemente i raccolti con la conseguente necessità di “esorcizzare” con rituali situazioni di pericolo.
La tradizione del Carnevale di Strambino ha infatti origine da un curioso episodio riportato da uno scritto del '600 dal quale risulta che piccoli vermi ("le gate"), rei di danneggiare in modo irreversibile le vigne, vennero citati in giudizio al fine di arrestare tale loro comportamento dannoso.
A ricordo della credenza popolare, la manifestazione, si conclude, nella serata del lunedì, con la lettura della sentenza in contumacia alle "gate" e l’accensione della "Pira", un falò propiziatore per il prossimo raccolto.
Accanto alla tradizione, il Carnevale è comunque un momento di festa con la sfilata dei carri allegorici, che tanto piace ai più piccoli, e la distribuzione di polenta e merluzzo.
Il programma della manifestazione
I festeggiamenti per il Carnevale di Strambino si ripetono secondo un copione ormai consolidato da molti anni:
- 3^ domenica antecedente: presentazione dei Personaggi del rione Romanello, "I signori di Romanello", a seguire distribuzione dei fagioli grassi
- 2^ domenica antecedente: presentazione dei Personaggi del rione Tamboletto, "Sgnorot 'd Tambulej", a seguire distribuzione di polenta e salsiccia
- 1^ domenica antecedente: presentazione dei Personaggi del rione Campagna, "Campagnin e Campagnina", a seguire distribuzione dell'Aperitivo Campagnolo
- pomeriggio del sabato : presentazione dei Personaggi del rione Borgo del Fumo, "Capostazione e Passeggera" a seguire distribuzione di lingua e acciughe al verde
- sabato sera: presentazione del Principe e della Principessa dal Balcone del Palazzo Comunale
- domenica mattina: visita dei Personaggi alla Casa di Riposo, accompagnati dai Pifferi
- domenica pomeriggio: sfilata dei carri allegorici per le vie del centro storico
- domenica sera: serata danzante al Salone Polifunzionale
- lunedì sera: polenta e merluzzo e abbruciamento della Pira
Un po' di storia sulle origini del Carnevale
(da "Storia canavesana", di Mario Bertotti)
Dalle antiche carte risulta che, il 14 febbraio 1633, il feudatario Martino dei signori di Strambino ed i consoli del comune ricorrevano al podestà-giudice del locale tribunale, facendo presente che ogni anno al mese di marzo e durante la primavera, nascevano piccoli vermi, chiamati "gatte", i quali pare scaturissero dalle prime gemme, donde derivano i pampini delle viti, che ne restano danneggiati in modo tale da restare infruttuose e sterili.
Chiedevano che queste "gatte" fossero citate in giudizio, al banco delle raggioni, affinchè fosse loro imposto di evitare di danneggiare le vigne. La citazione doveva avvenire per mezzo di crido (a mezzo banditore) et affissione di copie (manifesti murali di quei tempi) con la minaccia di bandimento (essere poste al bando cioè in esilio).
Il giudice ordinava la citazione dei suddetti animali.......che però non si presentarono in tribunale.
A fine febbraio 1633 la citazione fu ripetuta: non si conosce l'esito della questione.
Gli animali erano considerati in modo diverso da quello dei nostri tempi, perchè erano loro attribuite particolari proprietà. Anche se non erano responsabili dei loro atti, erano dotati di vita e movimento, e potevano diventare strumento di altre forze invisibili. Potevano essere usati da Dio come castigo e flagello per gli uomini ( come nell'episodio Biblico del flagello al Faraone d'Egitto che voleva tenere in schiavitù il popolo eletto) ma potevano anche essere usati da forze maligne (demonio o stregoni) per recare danno o mettere in tentazione la popolazione.
Il danno causato da un animale poteva venire da parecchie cause e la citazione in tribunale era, quindi, come un deferire il caso dubbio a persone competenti, che potevano decidere secondo le cautele legali del tempo, quale era il vero aspetto della questione. Mentre una citazione di un animale domestico che avesse arrecato danno portava alla condanna del proprietari, nel caso di una invasione di animali selvatici questo non poteva avvenire. Prima era necessario decidere quale era il motivo dell'invasione, poi si ricorreva al Sommo Pontefice che era l'unico che potesse con una sua intimidazione interrompere il danno provocato dagli animali stessi.
Contemporaneamente però a quello che si potrebbe chiamare "esame" legale del caso, poichè il flagello poteva avere avuto origine da una colpa della popolazione (per voto non mantenuto o cattiva condotta) si provvedeva ad opere di carità e di beneficenza. Come si può vedere dai documenti degli Archivi Canavesani, alle invasioni di insetti nocivi erano accomunate le malattie del bestiame, la pestilenza, la grandine e le condizioni meteorologiche sfavorevoli ai raccolti dei campi, come se tutte potessero avere origine dalle stesse cause.
E' quasi certo inoltre che questi "Processi" successivi al 1630, possono essere stati influenzati dalla famosa peste del 1630, descritta dal Manzoni, come pure vi fu qualche spunto da parte di alcune "congreghe" di stregoneria, che si erano sviluppate quà e là e si radunavano in località già sede di culto pagano.
Altri processi come quello di Strambino si svolsero ad esempio a Torino come testimoniano i documenti di Archivio del 1665 r 1678. Anche a Cuorgnè vi fù la stessa situazione.
Il "Processo " di Strambino non può quindi essere considerato come un episodio isolato, poichè corrispondeva ad una precisa impostazione religiosa, legale e sociale che durò per molti secoli fino alla fine del 1700. Sotto qualche aspetto si può forse parlare di superstizione ed ignoranza, che avevano portato, come diceva il Carandini, ad una stravaganza ridicola ed inverosimile.
In realtà esaminando meglio la documentazione dell'epoca si vede che non vi era colpa, perchè mancava ogni documentazione scientifica sul problema, ed anche noi se fossimo vissuti allora saremmo stati portati a considerare le cose nello stesso modo. Contro il flagello che distruggeva i prodotti dei campi, tutti gli antichi Canavesani e Piemontesi facevano ricorso alla fede cristiana con umiltà e semplicità di cuore, confidando nella misericordia e bontà di Dio.

