Il paese di Strambino
Il Comune di Strambino è situato in Provincia di Torino a circa 45 Km da Torino in direzione Aosta, ai piedi delle montagne piemontesi, nell'area del Canavese.
Come raggiungerci
- In auto:
- Autostrada A5 Torino - Aosta (Uscita casello di Scarmagno);
- Autostrada A4 Torino - Milano: a Santhià raccordo per TO - AO direzione Torino uscita Scarmagno.
- In treno:
- Da Torino: Torino Aosta – Fermate di Strambino e Ivrea;
- Da Milano: Milano-Chivasso - cambio per Chivasso-Aosta.
Il paese
Circondato dalle dolci linee dell'anfiteatro morenico canavesano, il Comune di Strambino, nonostante il recente sviluppo industriale e commerciale stimolato dalla presenza degli stabilimenti Olivetti di Scarmagno, conserva, soprattutto nelle frazioni, il tipico paesaggio di campagna, con aree agricole dedicate alla coltura del mais e del frumento. Nella zona collinare sono presenti ancora alcuni vitigni la cui produzione è, perlopiù, destinata al consumo privato.
Fiore all'occhiello del territorio Strambinese è l'imponente chiesa parrocchiale in stile Barocco dedicata ai Santi Solutore e Michele, progettata nel 1764 dall’architetto Regio Carlo Andrea Rana, uno degli ingegneri più rappresentativi dell’epoca. La Chiesa, inserita in diversi circuiti di visita (si citano: l'itinerario proposto dall’ATL Canavese e Valli di Lanzo “Tra Chiese e castelli in canavese” ed il circuito “Rivelazioni Barocche” organizzato dalla Regione Piemonte) è stata dichiarata dal FAI Monumento Nazionale.
Da segnalare inoltre il Palazzo Comunale (costruito nella prima metà dell'800) con la sua meridiana e la sontuosa Sala Consiliare in stile neoclassico, ed il Castello sito in posizione sopraelevata a nord dell’abitato presso il quale vengono organizzati eventi e rappresentazioni teatrali. L'abitato presenta case settecentesche e ottocentesche.
Per quanto concerne l'enogastronomia, i piatti sono quelli tipici della tradizione canavesana, dai sapori forti e decisi, quali il fritto misto, i salumi (“salampatata”, “salam d’la duja”) , le “sciule pine”, gli agnolotti di carne e di zucca, i piatti a base di funghi, i dolci tipici.
Le origini del nome
Circa il toponimo vi sono diverse ipotesi: da extra ambitum, che significa "fabbricato fuori dalla città"; da castra bina, cioè "due accampamenti o castelli gemelli" che, secondo Bellono, dovevano essere situati nei paesi di Strambino e Romano; da Strannim e bini ossia "due abitati vicini"; inoltre il Bertolotti suggerisce la provenienza del nome Strambino dalla voce strand, traducibile come "ripa o spiaggia".
Un po' di storia
In epoca wurmiana (ultima delle quattro fasi glaciali dell'Era Quaternaria) nel luogo dove sorge l'abitato di Strambino vi era un'isoletta morenica lambita dalle acque del grande lago eporediese. Nel corso di millenni il paesaggio trasformò la propria fisionomia da lacustre a fluviale: il bacino balteo scavò sulla destra la bella terrazza da Strambino verso Mercenasco mentre a sinistra, in modo analogo, il Chiusella erodeva il terreno dell'attuale località Quilico sino alla frazione Cerone.
Nonostante l'area presenti tracce della centuriazione romana, le prime fonti storiche risalgono alla fine del X secolo; apprendiamo da un atto di donazione datato 4 settembre 996 l'esistenza del borgo, di cui probabilmente Giselfredus (della famiglia degli Avogadri) era già un dominus loci. Vicinissimo al centro della marca eporediese, il borgo fece parte dei possessi sia di Arduino che dei vescovi di Ivrea.
L'inizio della dipendenza di Strambino dalla Chiesa eporediese non è noto, ma la prima attestazione risale all'anno 1161, quando Baiamondo, Alberto ed Enrico, figlio di Leonis Gualie Avocati de Castro, alienarono i loro beni alla Curia, nella persona del vescovo Guido.
Per oltre un secolo Strambino, confermato nel 1223 da papa Onorio III al vescovo eporediese, fu tra i possessi della Chiesa: ulteriormente ripartito in piccoli feudi, fu poi assegnato ai nobili de Castro e de Villa. Dopo la morte di Ottone de Villa nel 1244, l'influenza di tali famiglie, sempre fedeli al vescovo, diminuì fino all'esclusione con l'aumento del potere dei conti di San Martino.
Come tutto il Canavese, anche Strambino subì le conseguenze delle cruente guerre civili fra fazioni guelfe e ghibelline: le discordie tra i nobili locali favorirono l'inserimento della casata sabauda fin dall'inizio del Trecento. Quel secolo fu caratterizzato dalla ribellione dei tuchini, scoppiata nel 1391: tuic un (tutti in uno) era il motto degli insorti che operavano "come un uomo solo".
Intanto, al volgere del XIV secolo, una nuova famiglia minacciava di affievolire i diritti della signoria dei San Martino: i conti Valperga Masino, che nel 1391 ottennero da Amedeo VIII l'investitura di alcuni possedimenti di Strambino. Furono proprio queste due famiglie, nel 1438, a promulgare di comune accordo una nuova legislazione. Gli statuti erano divisi in capitoli che riguardavano i più disparati argomenti: dall'elezione dei consoli, alle risse, alle bastonate, alle ferite, agli omicidi, ai violatori, fornicatori, avvelenatori, bestemmiatori, ladri, incendiari, froditori, calunniatori, spergiuri, profanatori di feste...
Nel XVI° secolo nelle terre piemontesi si scontrarono a più riprese le armate francesi e spagnole con gravi danni per le popolazioni.
Il feudo di Strambino ed il relativo vassallaggio verso la corona Sabauda continuarono ad esistere fino al 1797, anno a partire dal quale i Conti San Martino divennero proprietari allodiali del castello e dei terreni circostanti.
Il periodo di stabilità creato dopo l’invasione francese durò fino all’inizio del XIX secolo. Infatti nel 1800 Napoleone Bonaparte valicò il Gran S. Bernardo e, dopo aver preso Ivrea, affrontò la vittoriosa battaglia sul ponte Chiusella, a nord-est di Strambino.
Nel 1867 il paese venne colpito da un'epidemia di colera durante la quale persero la vita più di 200 persone.
Nel XIX secolo Strambino ha avuto un’importante presenza industriale tessile, che ha dato impulso al paese fino a metà del Novecento.
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